Architettura

 

Quando la forma è isolata risalta la sua particolarità, il suo carattere eminentemente sintetico. Ma non siamo in cerca di suggestioni; chiediamo spiegazioni, vogliamo conoscere i legami, i passaggi. Sappiamo che quella forma è così, definita e perentoria, proprio perchè è il risultato di una osservazione e di un lavoro strettamente connessi. Tutto è al suo posto in quella forma, niente è affidato al caso o all’improvvisazione: è questo che convince. La particolare bellezza dell’architettura consiste nel fatto che essa è insieme oggetto ed effige delle regole che la governano; di qui la particolare bellezza delle abbazie o dei conventi, di tutti quegli antichi esempi dove la regola fa sì che le forme ripetano esattamente le cadenze di giorni tutti uguali in un disegno ineguagliabile per chiarezza: incontriamo prima la regola che la forma. Quando guardiamo le architetture del passato, le buone architetture, le vediamo così compiute e rigorose, ma nello stesso tempo così adeguate e particolari, riconosciamo che in quegli esempi i limiti imposti dalle condizioni materiali, del programma, i vincoli fissati dai tempi e dai modi del lavoro e quelli dettati dall’esperienza e dall’autorità degli esempi, sono stati trasformati in altrettante occasioni su cui si è esercitata l’abilità e la saggezza di un costruttore, che conosceva bene il suo mestiere. La condizione particolare del lavoro in architettura, dove i condizionamenti sono in realtà elementi di individuazione della forma, il superamento delle difficoltà pratiche e la definizione della forma sono la stessa cosa. Quindi è utile rifuggire sempre l’arbitrario che rende la forma inverosimile; imparare ad attenersi al programma e non sottovalutare nemmeno gli aspetti più irrilevanti. Creare forme riflessive, dove immergersi, fermarsi a pensare e ricercare noi stessi o la verità: la continua ricerca della verità. Creare spazi in cui fermarsi a riflettere e staccarsi da questa vita così veloce, dinamica che non ti lascia il tempo, il tempo di scoprire. Uno spazio silenzioso, avvolgente che permette di chiudersi in se stessi per poter aprire gli occhi alla vita che ci circonda in modo più consapevole, un luogo riflessivo e silenzioso e percorribile, percorso architettonico che permette di vivere, abitare, con punti di vista sempre diversi che guardano un angolo, una finestra, una colonna, il cielo, emozioni. Uno spazio ricco di forme unite da un unico spirito, da un’unica regola, legate inscindibilmente come i legami forti tra persone che si amano e che nonostante tutto non riescono a staccarsi l’uno dall’altra. Un’architettura espressiva ma con regole precise, probabilmnete razionali, regole per poter esperire variazioni di identità delle diverse esperienze. Un’architettura che ha sempre le sue ragioni anche se si mostra sempre in modi diversi, varia le sue identità, ma sempre comprensibile, in cui si possono sempre comprendere le motivazioni ed è sempre sincera con se stessa e con chi l’ascolta. “Sta a noi vedere questo giardino come lo spazio di un’altra storia, nato dal desiderio che la storia risponde ad altre regole; come la proposta di uno spazio e di un tempo diversi, la dimostrazione che il dominio totale del frastuono e del furore può essere messo in crisi…” Collezzioni di sabbia – Italo Calvino. “Ogni volta che in un autore così mi sembra di cogliere uno schema, un disegno, un meccanismo, sono tutto contento, come fossi riuscito a capire un segreto nascosto,… un segreto è anche un bene che si intravedeva, che il ladro capisca dove vale la pena di scassinare.” Furti ad arte – Italo Calvino.